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  3. Come il Web 3.0 rivoluzionerà internet nel modo in cui oggi lo conosciamo

Il Web 3.0 è per ora solo un termine cool, ma tra qualche anno rivoluzionerà internet e anche il modo in cui lo utilizzerai. Scopri come già oggi.

Il 6 Agosto 1991 l’informatico inglese, Sir Tim Berners-Lee mise online il primo sito web.

Occorsero 17 giorni, siamo al 23 agosto 1991, affinché il sito registrasse il suo primo utente.

Tuttavia, l’idea del World Wide Web era nata almeno due anni prima, nel 1989, presso il CERN di Ginevra.

Il web per molti anni è rimasto e lo è tutt’ora, la più grande biblioteca di pagine HTM statiche.

Oggi tutti usiamo e sappiamo cosa possiamo fare grazie al WEB: download di software, e-mail, chat, streaming audio/video, banking, e-commerce, etc.

Il WEB 1.0 e la sua evoluzione in WEB 2.0

Inizialmente il WEB 1.0 (ero un quindicenne e lo ricordo benissimo) era visto con scetticismo e i più non ne capivano le potenzialità future… compresa mia madre che mi ripeteva: “studia, che con internet non troverai un lavoro!”

Negli anni 90 il WEB non era altro che un adattamento di attività pre-internet in formato digitale.

Qualche esempio: le e-mail cominciavano a sostituire le classiche lettere, i magazine riproponevano online qualche pagina dei loro giornali cartacei. 

Ci sono voluti anni, almeno una decina (siamo a inizi 2000), affinché si cominciasse ad esplorare una nuova idea ovvero che i siti web potessero essere scritti -oltre che solo letti- anche dagli utenti.

Nascono così i forum, i blog e primi social network… ricordate Myspace?

Siamo nell’era del Web 2.0 dinamico, in cui le applicazioni web cominciano ad interagire attivamente con l’utente.

Il Web 2.0 si contrappone al Web 1.0 -in cui le pagine potevano essere modificate solo dall’amministratore di sistema- per il fatto che nel Web2, le pagine, sono generate e modificate anche in base alle informazioni ricevute dagli utenti.

Pensa alla bacheca pubblica di un qualsiasi social o a una ricerca che fai su Google dove i risultati ti vengono mostrati in base a degli insight che la piattaforma ha raccolto sul tuo conto.

Il Web2 ha portato così alla nascita di nuove categorie web: social network, crowdfunding, social app, social e-commerce, etc, ovvero il WEB 2.0 così come oggi lo conosciamo.

Cos’è il WEB 3.0

Il Web 3.0 rappresenta, come è facile intuire, l’evoluzione del Web 2.0 e potrebbe radicalmente trasformare i paradigmi del Web così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.

Il Web 3.0 si basa, tra le altre cose, su una maggiore decentralizzazione – i dati non appartengono e non vengono gestiti da un solo soggetto (esempio: Google) e sull’uso dell’intelligenza artificiale (ndr. AI).

In parole semplici?

Con il Web 3.0 individui, software, aziende e macchine saranno in grado di creare e scambiare valore, informazione e lavorare con chiunque nel mondo senza intermediari.

I progetti crypto, come il Bitcoin nato nel 2009, sono tra i primi esempi di Web 3.0.

azinde web 3.0

Fonte: Fabric Ventures

Altri progetti come quelli legati al metaverso, DeFi, DAO, crypto games e tanti altri si stanno aggiungendo.

Se qualcuno oggi mi chiedesse di dare una spiegazione semplice di cosa s’intende per Web3, io direi: estromettere i grandi intermediari di internet come Google, Facebook o Twitter che di fatto posseggono, usano e vendono i nostri dati. 

Il Web 3.0 oggi

Il WEB 3.0 è l’evoluzione del Web 1.0 (statico) e del Web 2.0 (dinamico), ma per ora, molti dei prodotti che si vedono sul Web3 non sono altro che un adattamento delle cose già viste sul Web 2.0.

Del Web 3.0 c’è ancora poco in giro e la vera innovazione si vedrà solo tra qualche anno.

I tokens e il Web 3.0

Un token non è niente altro che un insieme di informazioni digitali che risiede su una blockchain e che consente di beneficiare, per il soggetto che lo detiene, di un diritto.

Tra i token, giunti all’attenzione del grande pubblico negli ultimi mesi, troviamo gli NFTs.

Oggi un NFT (non-fungible token) è spesso associato al mondo dell’arte o dei collectible (ndr. pezzo da collezione come ad esempio una figurina).

Un NFT di questo tipo, che unisce qualcosa di reale -come, ad esempio, un’immagine digitale o un quadro che esso sia- a un diritto, ovvero la proprietà di un bene, è solo una forma primordiale di Web 3.0.

La stragrande maggioranza delle persone, anche di chi è attivo nel campo, sono portate a pensare che un NFT sia limitato a un’opera d’arte o a un collectible esattamente come una persona, 30 anni fa, pensava che il Web fosse legato esclusivamente a inviare una e-mail e non riusciva a vederci niente di più.

Chi, ad esempio, 30 anni fa avrebbe mai pensato a un e-commerce o a un social network?

La verità è ben diversa: possedendo un token, difatti, sul Web 3.0 si possiede un pezzo di internet.

Facciamo un passo indietro e chiariamo meglio il concetto.

Diritti di proprietà e internet

Il Web 2.0 ti ha escluso dal possedere i diritti digitali su contenuti che di fatto, qui è la hai anche tu creato da normale utente internet o hai conquistato.

Quando usi Twitter, Facebook o qualsiasi altro social stai di fatto creando contenuti, ma non possiedi effettivamente nessuna proprietà sui contenuti creati.

Idem quando usi un’app o un sito: spesso prendi solo in prestito qualcosa, senza mai possederla.

Immagina se ogni volta che traslochi o ti sposti per studio, lavoro o per una vacanza dovessi ricomprare tutte le tue cose. Questo è più o meno come funziona il Web 2.0.

Immagina anche quante volte le tue informazioni personali sono state rubate dopo un hackeraggio di un sito internet e vendute a terzi parti.

I tokens e il Web 3.0 risolvono questo problema.

Come un sito web, i token possono rappresentare tutto: soldi, immagini, testi, musica, arte, identità digitale e quasi tutto quello che la mente umana può pensare.

Ogni utente del Web 3.0 potrà possedere in un wallet elettronico personale (ndr. portafogli digitale) tutti i suoi beni digitali oltre alla sua stessa identità digitale.

Inoltre, se i beni aumentano di valore, sarà l’utente ad accaparrarsene il valore.

Attualmente, il valore è invece catturato dalle aziende sui cui tu rilasci i contenuti (Facebook, Google, etc).

Esempi concreti di applicazione del Web 3.0?

Non ti dovrai ricordare di 100.000 password, ma ti basterà la tua identità digitale che possiedi nel tuo wallet digitale per poter accedere a ogni sito e applicazione costruito sul Web 3.0.

Per aprire un conto corrente non ti servirà più una banca.

Quando gli smart-contract prenderanno piede, i notai diventeranno come le cabine telefoniche a gettoni.

Questi esempi, mi hanno aiutato a farti capire meglio le ripercussioni che il Web 3.0 avrà nella tua quotidianità, ma naturalmente gli esempi potrebbero essere già centinaia e anche più complessi.

Ad ogni modo, quello che agli utenti interessa non è tanto la tecnologia sottostante, quanto l’usabilità quotidiana di un prodotto e in questo il Web 3.0 è ancora a uno stato primordiale.

Conclusioni

Sono passati poco più di 30 anni dalla messa online del primo sito web e dalle prime pagine statiche.

A partire dal 2000 social network, crowdfunding, social app, social e-commerce, etc, hanno portato alla nascita del Web 2.0 e di Intenet così come oggi lo conosciamo.

Ora è dietro l’angolo un ulteriore sviluppo: il Web 3.0.

Il Web 3.0 si basa si fonda su una maggiore decentralizzazione dei dati, blockchain e sull’uso dell’intelligenza artificiale (ndr. AI).

In questo articolo mi sono concentrato sui token, sulla loro importanza e sul perché ancora molte persone vedono i token solo legati agli NFT senza, per ora, intravederne ulteriori sviluppi.

Se desideri un supporto per capire come tokenizzare le tue creazioni, una tua proprietà o come portare la tua attività nel Web 3.0, contattami pure.

Scritto da Stefano, Startup founder | Digital Entrepreneur | Mentor, seguimi su:

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